Il 16 ottobre 2025 il Casinò di Sanremo ha aperto le sue sale a trenta operatori turistici arrivati da Nanchino, metropoli cinese che supera gli otto milioni di abitanti. L'obiettivo dichiarato era presentare la Riviera dei Fiori come una delle destinazioni gaming di lusso che in Europa sanno mescolare adrenalina, gastronomia e patrimonio culturale in un unico pacchetto esperienziale. Una mossa che racconta bene come la città del Festival stia provando a riscrivere le regole del turismo del gioco d'azzardo, allontanandosi dall'immagine polverosa del giocatore incravattato per abbracciare un pubblico internazionale esigente e curioso. I cosiddetti high roller cinesi, per intenderci, non arrivano qui solo per puntare fiches: vogliono una storia da portare a casa.
Liguria & Luck, quando il tavolo verde incontra il Vermentino
Il progetto si chiama "Liguria & Luck" ed è già attivo da alcune stagioni. La formula è semplice ma efficace: sessioni di roulette e poker vengono alternate a degustazioni guidate di prodotti Slow Food del territorio. Olive taggiasche, pesto al mortaio, focaccia di Recco, Vermentino delle colline imperiesi. Non semplici stuzzichini da buffet, ma veri percorsi sensoriali raccontati da produttori e chef locali. I trenta tour operator di Nanchino hanno seguito proprio questo copione, con l'aggiunta di visite al centro storico, ai giardini di Villa Ormond e a qualche bottega artigiana della Pigna. Per loro il gioco diventa la porta d'ingresso per un soggiorno che si allunga su più giorni, durante i quali il portafoglio si apre anche per esperienze che con le fiches non c'entrano nulla. È un tipico esempio di integrazione turismo-cultura applicata a un casinò storico italiano che vuole restare rilevante.
Ho visto qualche fotografia di quella giornata: volti concentrati ai tavoli verdi e, poco dopo, mani che impugnavano calici sotto i palmizi. L'effetto stridente che ci si potrebbe aspettare non c'era. Anzi, la sequenza sembrava studiata per dare al turista cinese esattamente ciò che cerca in Europa: un lusso non urlato, fatto di artigianato, enogastronomia e un pizzico di brivido regolamentato. Il patrimonio architettonico del casinò, con i suoi stucchi liberty e i lampadari di Murano, fa da cornice silenziosa a tutto questo.
Da Monaco a Sanremo, con un tocco ligure
Il parallelo con il Principato di Monaco è inevitabile e, per certi versi, dichiarato dalla stessa dirigenza. Località che hanno da tempo perfezionato il connubio tra sale da gioco e turismo di lusso offrono un modello consolidato, e un portale come Wonaco raccoglie oggi gran parte delle richieste di accesso ai tavoli privati monegaschi e alle condizioni di credito per i giocatori internazionali. Sanremo sta però tracciando una propria strada che valorizza l'autenticità ligure attraverso esperienze gastronomiche e culturali uniche. La differenza sta proprio nell'ingrediente locale: Monaco punta su sartoria, grandi eventi sportivi e ristoranti stellati, Sanremo prova a far leva sulle eccellenze agroalimentari e sui borghi dell'entroterra, da Dolceacqua a Triora, per costruire un racconto più radicato e meno patinato. L'amministrazione comunale, con figure come Alessandro Sindoni in prima linea, ha spinto per pacchetti che uniscano esperienze integrate gioco e arte.
Un rischio calcolato. Perché il giocatore cinese che atterra a Nizza può facilmente concedersi una serata al Casino de Monte-Carlo senza bisogno di spostarsi di un chilometro. Per dirottarlo verso la Riviera di Ponente serve un'identità precisa, qualcosa che il Principato non può offrire. Ed è qui che entrano in scena le olive taggiasche e i vitigni autoctoni. Il turismo incoming Cina Italia ha numeri in crescita e operatori come CITS – China International Travel Service stanno guardando con interesse a mete che offrano più di un semplice tavolo da gioco.
64.000 posti di lavoro e una lezione per i borghi storici
Secondo i dati più recenti diffusi dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il turismo legato ai casinò in Italia sostiene oltre 64.000 posti di lavoro nei settori eventi, gastronomia e ricettività. L'indotto economico dei casinò, se ben governato, diventa un moltiplicatore di opportunità per territori che altrimenti faticherebbero a trattenere residenti e competenze. Per una minoranza linguistica storica come quella arbëreshe, che in Piemonte custodisce un patrimonio di riti, canti e sapori unici, la lezione non sta nelle roulette ma nell'idea che un flusso regolamentato di intrattenimento possa finanziare la valorizzazione dei beni culturali e la promozione dei prodotti locali. Non serve un casinò per attivare questo meccanismo: bastano eventi culturali, festival musicali e mercati enogastronomici pensati per attrarre visitatori che poi si fermano, dormono, mangiano e ripartono con una storia da raccontare.
I paesi arbëreshë piemontesi, da San Marzano Oliveto a Greci, hanno dalla loro un vantaggio che Sanremo si sta costruendo a fatica: una cultura materiale e immateriale ancora viva, fatta di ricette, tessuti e una lingua che profuma di altre epoche. La sfida è confezionarla in esperienze concrete, capaci di competere con un weekend alla roulette senza snaturarsi. Quando guardo a ciò che accade in altre latitudini, penso a Galaxy Macao e alla sua capacità di attrarre capitali e visitatori internazionali, ma penso anche a quanto sarebbe insensato replicare quel modello qui. Abbiamo altri materiali da costruzione.
Il caso Sanremo–Nanchino, orchestrato con la collaborazione di Jin Bo Universal e il supporto tecnico di realtà come Evolution Gaming per la parte digitale, ci mostra che il turista alto-spendente non cerca solo adrenalina. Cerca un contesto, un sapore, un volto umano che gli spieghi perché quel vino viene prodotto proprio lì, su quella collina, da quella famiglia. Se la Riviera dei Fiori riesce a costruire una narrazione del genere agganciandola a poker e roulette, un borgo arbëresh può farlo agganciandola alle proprie feste patronali, ai canti polifonici e ai laboratori di cucina tradizionale. La materia prima c'è già.
Resta da chiedersi se i comuni e le associazioni culturali sapranno investire in questa direzione, magari mettendo in rete le proprie eccellenze con lo stesso pragmatismo con cui Sanremo ha convocato trenta tour operator cinesi. Il modello è sul tavolo, non occorre copiarlo: basta leggerlo con gli occhi di chi ha già un tesoro tra le mani e deve solo imparare a mostrarlo meglio.